GELOSIA: IL DRAMMA DI NON PROVARLA
di Renata Ferrante - psichiatra
Ho scelto di parlare della gelosia prima come psichiatra e poi come donna, evitando banalità e affrontando il problema da un punto di vista insolito e che tanto mi appartiene : quello della mancanza di gelosia. Non è immediato comprendere quanto dolore possa generarsi nell'anima di chi, non provando gelosia , può soffrire comunque molto, anche perché non essere gelosi non vuol dire non amare. Se viviamo un sentimento vero e non un rapporto puramente strumentale con l’altro, questa condizione appartiene ad un bene più profondo, meno influenzato dai modelli sociali. La gelosia, come la possessività, è figlia della legittimazione intrinseca che l’altro ci debba appartenere e, inevitabilmente, si tramuta in inconsapevole egoismo proteso a colpevolizzare l’altro che si allontana o addirittura che possa pensare di farlo. Tutti noi abbiamo delle necessità più o meno celate ma, tanto più si acquisisce consapevolezza di esse, tanto più si è in grado di affrontarle e solo così si ha sempre meno “bisogno” dell’altro, si cessa di voler possedere, si riesce a volere davvero il bene del partner , fatto che può persino coincidere con l’allontanamento . Pensate a un malato immaginario e ad una crocerossina che esprime il suo bisogno di espiazione nel ruolo di infermiera: si può arrivare al paradosso che uno colpevolizzi l’altro per il solo fatto di volere allontanarsi per essere cresciuto spiritualmente. Disponiamoci alla crescita personale e solo così la scelta dell’altro è basata sempre più sull’affetto vero e sulla stima, non sulla ricerca inconsapevole di chi possa compensare i nostri bisogni (o vizi) nascosti, primo tra tutti la paura della solitudine o quella di non sapercela fare da soli. Alla gelosia contribuisce anche l’influenza del sociale: la cultura in cui viviamo spesso ci porta ad accettare passivamente l’idea di dover andare incontro a rinunce rispetto ai nostri ideali, travestendola da realistica maturità, comportando una involontaria ipercompensazione nell’area del possesso con un chiaro valore difensivo. La sostituzione del freudiano principio del piacere con quello di realtà dovrebbe essere un processo naturale e soggettivo, non indotto da influenze esterne. La cultura della rinuncia contribuisce quindi subdolamente a discostarci dai principi de l’essere e a dirigerci verso quelli de l’avere ; faremmo meglio a convogliare tutte le nostre forze investendo nel perseguimento degli ideali e ci educassimo invece alla non legittimazione del possesso dell’altro. L’Amore vero comprende affetto, attrazione-desiderio , stima e soprattutto, essendo totalmente appagante, non richiede sforzi di alcun tipo, tantomeno nella fedeltà, e, come tale, nega per se stesso il sentimento della gelosia. Quando si è amati veramente si recepisce perfettamente di essere oggetto di piacere e non di dovere da parte del partner. Gli schemi culturali possono indurre nell’errore di pensare di essere amati quando si è oggetto di dovere e sacrificio. E’ l’inconscio però a dirci sempre la verità. Chi sa ascoltarsi ci arriva per intuito. L’effetto più corrosivo di certi condizionamenti e delle reazioni del partner geloso, sono quelli che fuori non si vedono: il dovere all’amore (e non - come si dovrebbe- al solo rispetto) viene spesso interiorizzato e spinge certe persone, ad un costo elevato per il proprio Sé, a fare propri questi falsi valori , con conseguenti sensi di colpa e sviluppi oppressivi della relazione. L’unico tipo di amore a prova del tempo è quello basato sulla libertà reciproca che è basata sull’equilibrio personale che è dato dalla libertà interiore. Sillogismo cacofonico ma profondamente vero. La libertà interiore rende un soggetto non possedibile perché appartenente innanzitutto a se stesso e questo rende stimolante la relazione anche sul piano del desiderio, proprio per questo sempre vivo. Le radici ancestrali di una certa possessività naturale nella coppia sono da ricercare nella tutela della prole, facilitata nella razza umana dalla coesistenza di entrambi i genitori. I greci distinguevano l’Eros dalla Agapè : il primo era l’amore di coppia, il secondo quello compassionevole che non comprende l’attrazione. La reciprocità del sentimento è condizione davvero indispensabile perché l’Amore (il vero EROS ) sia davvero tale, dato che solo così può coincidere il bene dell’altro con il proprio, attivando quella quota di naturale possessività che in questo caso è ben riposta perché vissuta in modo gratificante dal partner. Solo qui il possesso coincide col bene dell’altro. La gelosia è parametro in relazione con la capacità di vivere bene con se stessi, di capire e di volere il bene dell’altro, in altre parole con la forza dell’Io (attenzione, non con la forza di volontà che è tutt’altra cosa), ma dipende anche dalla maturità di chi abbiamo vicino e dalla sua capacità di porsi correttamente nei nostri confronti . Non dimentichiamo però che anche la scelta del proprio partner è condizionata dalla nostra stessa maturità. Chi ben si conosce ha una ben definita identità , è più libero dalle influenze degli schemi e sa meglio scegliere un partner altrettanto maturo. Chi è libero interiormente sa amare perché sa amarsi – è la stessa religione a dire “ama il prossimo tuo come te stesso”- e non necessita di prove seduttive su altri; egli non si lascia influenzare dai modelli apparenti di correttezza, non incorre nella confusione della gelosia vera con quella falsa , che altro non è che la tutela inconscia della propria immagine, e riesce a distinguere in modo istintivo la mancanza di rispetto dalla mancanza di amore, di cui non si dovrebbe mai avanzare pretese. Potrà apparire paradossale ma c’è una certa responsabilità anche nel non essere amati , nel non sapere stimolare emozioni, il che, in fondo, significa non appartenere completamente a se stessi. Superfluo dire che la completezza del sentimento prescinde da caratteristiche superficiali come l’avvenenza fisica o altro. La storia insegna che i più forti e duraturi innamoramenti sono stati indipendenti dai parametri della bellezza, del potere, della ricchezza o altro. La gelosia è un sentimento corrosivo e lancinante, la perdita dell’oggetto amato mina la propria identità, e non solo quella sessuale; questo effetto è però meglio ammortizzato in chi ha chiarezza sul proprio Sè e che, infatti , sa meglio reagire alla perdita, percependo di essa il dolore ma non il possesso violato. E qui parlo da donna , riferendomi allo stato non impossibile di mancanza di gelosia. Una condizione interiore libera , coerente sul piano degli istinti e della ragione, determina un sistema di grande stabilità . Le energie risparmiate nel basso livello di autodifesa di un sistema energetico di questo tipo sono a disposizione –come nei bambini- della crescita personale, della lucidità mentale e della capacità di capire oltre gli schemi: in fondo anche l’intelligenza è una forma di energia. I problemi però nascono dal basso livello di autodifesa. Se da un lato la purezza di un sentimento riesce a fare in modo che si sia amati in maniera totale, dall’altro ti possono cadere dei veri e propri macigni sul cuore. Può succedere infatti che, non percependo la gelosia, non si senta alcuna rivalità, non si attivi alcuna autodifesa e si finisca invece per essere oggetto di rivalità altrui. E si può soccombere per troppo amore. Ieri leggevo di un ennesimo caso di condanna alla lapidazione per adulterio in un paese islamico. Dalla nostra angolazione appare chiarissima la rigida priorità degli schemi morali di questa mentalità sul valore della libertà. Sono gli schemi occulti che la nostra cultura fa interiorizzare a non farci distinguere la grande rigidità a cui siamo soggetti anche noi in questo mondo che ci vuole poco liberi. Egoismo è pretendere che l’altro faccia o peggio ancora pensi ciò che vorremmo, non è fare o sentire ciò che è in sintonia con la propria libertà. Diamolo e pretendiamolo il rispetto della nostra libertà e della nostra persona. Ma solo quello. Impariamo a sapere che farcene della nostra libertà attraverso una crescita personale continua e inesorabile. Impariamo a lasciar vivere. Se non sappiamo lasciar vivere e vogliamo il possesso dell’altro allora prendiamo coscienza che non sappiamo vivere noi. Solo così daremo naturalmente un duro colpo al sentimento parassita della gelosia. E allora :Vivi e lascia vivere! Ricordo che ero partita tenendo distanza dalle banalità , ma mi sa che quando dici il vero finisci per forza con l’incespicarci! |